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Capitolo 6 — Se mi ami, sparisci
Dopo le mie dimissioni non è arrivata la pace.
È arrivato il tempo.
Luca è tornato.
Non per restare come prima.
Non per cancellare tutto.
È tornato a modo suo.
Ci siamo rivisti.
Abbiamo ricominciato a parlarci.
È nato un rapporto imperfetto. Fragile. A tratti stanco.
Ma vivo.
Poi è arrivato il 26 dicembre.
Luca in quei giorni non era il Luca di sempre.
Aveva appena attraversato un dolore che lo aveva scosso fino alle fondamenta.
Era più vulnerabile, anche se non lo diceva.
La discussione è nata come nascono sempre tra noi.
Una frase.
Un tono.
Una sciocchezza.
E io sono tornata nel mio ruolo.
Ho spiegato.
Ho corretto.
Ho analizzato.
Secondo me stai reagendo così perché…
Secondo me prova a guardarla in un altro modo…
Secondo me stai sbagliando qui…
Io non ero lì per ascoltarlo.
Ero lì per avere ragione.
Ero lì perché ero convinta che, se mi avesse ascoltata,
se avesse capito quello che dicevo,
sarebbe stato meglio.
Era quello che avevano insegnato a me.
Se capisci, se stai zitta, se non fai rumore, andrà meglio.
Io avevo trasformato quella lezione in un metodo.
Lui mi ha guardata.
E si è inginocchiato.
Si è messo in ginocchio davanti a me e ha detto:
“Se mi ami come dici di amarmi, mi devi stare lontano.
Perché io non ci riesco.”
Non ha urlato.
Era piegato.
Si è alzato ed è andato via.
Io l’ho rincorso.
Perché io rincorro.
L’ho seguito fino al bagno.
E lì l’ho visto piangere.
Mi guardava fisso negli occhi.
“Per favore.
Lasciami stare.
Lasciami andare.
Adesso non ce la faccio né a vederti né a sentirti.”
In quel momento ho capito una cosa che mi ha fatto male più di tutto.
Non ero la soluzione.
Ero il rumore.
E non ho pensato che dovevo sparire.
Ero già sparita.
Non c’era più niente di me che potesse aiutarlo.
Mi sentivo una madre che parla quando dovrebbe tacere.
Che spiega quando dovrebbe stare.
Che corregge quando l’altro sta crollando.
Il 26 dicembre non ho visto una lezione.
Ho visto il buio.
E ho pensato che fosse definitivo.